lunedì 14 novembre 2011

FINALE - "Attimo fuggente" 7b/+ per Mel

Sabato, al settore Spit Surf - Perti settentrionale, l'indomabile inglesina ha dimostrato ancora una volta di essere una vera cercatrice, come il surfista cerca e aspetta l'onda giusta. L'arrampicata old style è fatta, oltre che da un notevole bagaglio di tecnica, anche di esperienza, malizia e pazienza per saper aspettare il momento giusto, "l'attimo fuggente".

Brava Melanie!!!

giovedì 10 novembre 2011

Nel regno della Brenva

Emanuele Camera, Ema per gli amici ed i lettori del blog. 
Un carattere difficile da comprendere, l'esuberanza e la pienezza di se nascondono un animo profondo e colmo di emozioni.
Posto un suo articolo pubblicato su Appennino, che Ema mi ha inviato a carattere personale.  
Quando l'ho letto ho chiesto di condividerlo con tutti voi, perché è un articolo emozionante e trasmette a pieno la sua filosofia di vita.
Buona lettura!

Nel regno della Brenva

 

Era il 22 Settembre 2004, avevo poco più che vent'anni e l'estate era scivolata via velocemente. Stavo facendo ritorno da Cogne verso le nostre più tondeggianti colline e nonostante avessimo concluso l'ascensione della cresta sud-ovest della Torre di Lavina in cuor mio ero triste. Infatti, sarei partito da lì a poco per gli Stati Uniti e dunque, almeno per un po', lontano dalle amate montagne, dalle piacevoli consuetudini e dagli amici cari.

In quel momento l'unica cosa che mi rincuorava era un vecchio libro che avevo ricevuto in prestito, ignoravo persino chi fosse l'autore ma parlava di montagna e tanto bastava. Durante il mio soggiorno in America lessi quel libro tre volte. La copertina è davanti ai miei occhi e ancor di più la sua didascalia, che suonava così: "Nel regno della Brenva, scavalcando il Col Moore". Io non lo sapevo ancora ma in quel momento avevo già deciso…

 

Ma perché la Brenva? Perché andare a cacciarsi in uno degli ambienti più severi del Monte Bianco e delle intere Alpi? Beh, in realtà ci ho pensato molto anch'io se intraprendere questa salita.Ma alla fine mi risultava più difficile resistere al desiderio febbrile di andare a metterci il naso, di "provarmi" su quella parete, che correre il rischioLa domanda che si faceva largo nei miei pensieriera piuttostoperché no?

E in effetti, l'8 agosto scorso ero lassù, in località Pre de Pascal, con il mio binocolo intento a osservare bene il tratto d'itinerario che più mi dava da pensare, quello dal Col Moore fino a raggiungere il filo inferiore dello sperone. Sapevo che quella sarebbe stata la parte più complessa della salita, per l'individuazione dell'itinerario al buio e per l'eventuale sopraffazione morale che avremmo potuto subire "dall'ambiente" una volta là. La paura, d'altronde, è una delle tante sensazioni sentite dall'alpinista e che, unitamente alle altre, gli dà ragione di essere. Guai se in montagna non si provasse il senso della paura. Significherebbe essere incoscienti, ma soprattutto non potersi più procurare la gioia sublime di saperla vincere.

In fin dei conti l'alternativa c'era. Si sarebbe potuto attaccare lo sperone per la variante Gussfeltd e quindi evitare tutta la parte d'itinerario oggetto di riflessione. La variante è senza dubbio più veloce, diretta e di più facile individuazione. Ma come si fa a fare lo sperone della Brenva senza passare dalla Brenva? Come si fa, dico io, a tagliare la parte più interessante della via, quella che dona ingaggio alla salita. Tagliare per la variante Gussfeltd, evitando la parte inferiore della via Moore, avrebbe significato mettere ancora più in evidenza il "cuore" dello sperone stesso.Fare la variante per me sarebbe stato come assaporare un bicchiere di buon vino senza l'ausilio del gusto o peggio come accarezzare un bel viso senza il dono del tatto. Semplicemente non ci si poteva sottrarre dal fare ciò che andava fatto.

Il 17 agosto ci ritroviamo dunque, io e il mio compagno, sul ghiacciaio del Gigante verso il colle della Fourche. Passiamo sotto la Nord della Tour Ronde scalata per la terza volta nel mese di luglio e poco più in là del Grand Capucin, dove solo quattro giorni prima avevo accarezzato le pieghe di Voyage (… ma questa è un'altra storia). Saliamo velocissimi al bivacco e come l'altro anno siamo i primi ad accedervi. Solo dopo poche ore l'ameno bivacco avrebbe dovuto contenere 22 ospiti!

Durante una bella giornata dal balcone del bivacco la visuale che vi si offre è qualcosa d'impagabile. È il versante est del Monte Bianco, l'ottava meraviglia del mondo, l'apoteosi dell'alpinismo. Qua e là le rocce di protogino rosso sembrano affiorare come piccole isole in un grande mare di ghiaccio e neve, sconvolto da un dedalo di crepacci e seracchi. Per l'alpinista alla Fourche, guardare ed essere soggiogati dal fascino del Brenva è una cosa sola, la cosa più meravigliosa e allo stesso tempo opprimente chepossa provare. Dopo una merenda frugale, ci rendiamo conto che della folta truppa 18 sono diretti alla Kuffner, 2 alla Blanche e 2 sulla Brenva. Noi. Qualcosa vorrà pur dire questo.

Riposarsi, pensare"ma gelerà?" Minchia sono in mutante e fa un caldo da manicomio!" Dormire, svegliarsi, girarsi, ripensare "oh, ma la luna a che ora gira dietro al Pilier D'Angle?" Verso le 4.00", "e quattro brocche?"… "Shhh – S'il vous plaít étre tranquille!" I francesi… Suona la sveglia, è mezzanotte e mezza.Abbiamo ancora il the in gola mentre facciamo la prima doppia dalla ringhiera della Fourchenon avrei pensato mi costasse così tanto. In effetti, l'ingaggio c'è, eccome e chi non lo avverte non sa dove sta andando. Fare le doppie e calarsi sul ghiacciaio della Brenva genera una strana sensazione. Ma si ingoia e si procede.

La luce della luna rende il tutto ancora più magico. Sul plateau superiore del Glacier de la Brenva corriamo, passiamo di fianco alla "balena" e apparentemente fila via tutto liscio (i buchi? Meglio non pensarci). Attraversiamo il conoide del couloir che scende dal Col della Brenva, pieno zeppo di blocchi di ghiaccio grandi come automobili. Esclusa dunque la Gussfeltd, ci accingiamo a risalire il ripido pendio che da accesso al Col Moore… ancora un passo… Bang! Ci siamo, è fatta, siamo nel regno della Brenva. Da questo momento siamo degli umili sudditi, delle formiche alla corte di sua maestà la regina.

Scendiamo di un centinaio di metri, sono circa le 2.00 del mattino, ci attende il lungo traverso verso la Sentinella Rossa. Qui l'ambiente è prepotente. Alle 2.10 i nostri pensieri sono interrotti dal fragore che nessun alpinista vorrebbe sentire con le proprie orecchie. È un boato diabolico, è un colpo al cuore! Un seracco ciclopico sta crollando da 800 o 1.000 metri più in alto… Io e Fede ci guardiamo negli occhi, due secondi, due amici, una corda, un sogno… attimi lunghi come ore e pesanti come piombo.Terrore vero. L'aria… Arriva… no. Tutto tace, noi compresi.

In fin dei conti la Brenva ci ha voluto fare un regalo, ha voluto rendere la nostra salita perfetta. Ci ha fatto una domanda... La Brenva – dove Lei può tutto e tu non puoi nulla. Si va avanti.Questa è stata la nostra risposta.

Ci troviamo proprio sotto la parte di parete sconvolta dalla grande frana degli anni '90. Guardo in alto, prospettive diverse, tutto trasformato le dimensioni sono pazzesche, enormi, non ritrovo l'itinerario studiato su Neige – Glace, ma continuiamo. Mi volgo all'indietro cercando conforto nello sguardo del mio amico. Chicco mi dice una frase che rimarrà a lungo nella mia memoria: "Manu, lo sai tu come lo so io, da qui non si torna indietro". Era vero. Non glielo avrei augurato nemmeno al mio peggior nemicodi dover tornare indietro di là.

Eravamo ormai sopra la Sentinella, la luna aveva girato ed erasempre più buio. Le parti di misto si andavano attenuando e vedevo la cresta sommitale dello sperone venirci incontro. Arriviamo in cresta, molto aerea all'inizio ma le condizioni sono buone. La cresta diviene poco a poco uno scivolo ampio abbastanza monotono. Saliamo in conserva la prima parte dello scivolo sino a quando inizia ad affiorare un po' di ghiaccio. Proseguiamo quindi in conserva protetta per cercare comunque di mantenere il ritmo di salita. Nel frattempo inizia ad albeggiare e volgendo lo sguardo verso l'alto scorgiamo il seracco sommitale.

È l'ultima parte della salita, ma non è ancora finita. Raggiungiamo il "pollice", un monolite di granito alto una decina di metri. Non ho dubbi, passiamo tra il "pollice" e il seracco e poi pieghiamo a sinistra forzando direttamente il seracco. Evitiamo quindi il lungo traverso verso il Mur de la Cotê che oltre ad intaccare l'estetica della linea di salita comporterebbe il rischio di traversare pendii carichi e con placche a vento, dovute alla recente nevicata. Sul seracco facciamo un tiro di corda, non è difficile ma siamo a circa 4.300 m. e guardiamo bene, dove piantare le nostre picche.

Alla fine del seracco facciamo ancora un paio di zig-zag e finalmente usciamo poco sotto le Petit Rocher Rouges. La tensione accumulata durante la salita lascia lo spazio alla gioia. Ci commuoviamo entrambi. Da lì, in circa un'ora e mezza aggiuntiva saliamo in coppa al Bianco per facili pendii.

Si conclude così, la nostra personale trilogia sui tre versanti est dei Trois Monts dopo il couloir Jager al Tacul e la Kuffner al Maudit. Un ringraziamento doveroso va all'amico e compagno di cordasenza il quale non sarei riuscito a realizzare questo piccolo, inutile ma meraviglioso sogno.

Il pensiero di entrambi va necessariamente a Francesco Oregioni e compagno, scomparsi l'anno prima davanti a noi, in questi stessi ambienti. Ciao Francesco e Davide.

Quel vecchio libro era del 1961 ed era la prima edizione de "Le mie montagne". Da quel libro ho capito che "scalare non è una battaglia con gli elementi, tantomeno contro la legge di gravità; è una battaglia con se stessi. E come per me… scalare mi riporta alla vita – mi de-omogeneizza – mi allontana dalla sicura prevedibilità del nostro piccolo confortevole mondo artificiale. Quando scalo, sono vero. Quando sono immerso nella mia paura, capisco chi sono veramente. Quando ritorno a valle, sono rinato e il sole è più splendente".

domenica 6 novembre 2011

Geppe e Mirco alla Maratona di NY

Mirco
Geppe
Visto che il mal tempo non ci permette di scalare, allora seguiamo i nostri eroi, Geppe e Mirco's family alla maratona di New York E' possibile seguirli sul web con il link http://trackmyrunners.ingnycmarathon.org messo gratuitamente a disposizione dall'organizzazione della maratona (questi americani!)

Aggiornerò il post con i passaggi salienti e le posizioni tenute dai runners.

FORSA GEPPE !!!   FORZA MIRCO'S Family !!!
sul ponte di Verrazano tutti insieme
Intorno al 15° km. Mirco e Simone staccano, di circa 1 Mg. Emanuela e Veronica e di quasi 1,6 Mg. Geppe e co.
Lafayette ave. prossimi al 15° km.
Siamo oltre il 17 Mg. e Simone allunga e stacca un po Mirco. Sono intorno alla 79th strada, Geppe ha superato la mezza maratona, Emanuela e Veronica sono oltre il 25° km. e Simone si appresta a raggiungere il 30° km. se continua così gli manca meno di 2h al traguardo, al mitico Geppe forse più di 3 ore e 30'.
Forza Pippo che il facile l'hai fatto!!!!!
79st. tutti hanno superato la mezza maratona
Simone chiude la maratona di NY in 05:03:29 
Simone arriva al traguardo
Dopo circa mezzora tutta la famiglia si riunisce al traguardo Mirco in 5:26:38, Veronica in 5:29:19 ed Emanuela in 5:29:55

BRAVI BRAVISSIMI !!!

Tabella di marcia ultimi Km della Mirco's family

Geppeeeeeeeeeeeeeeee dove seiiiiiiiiiiiiiiii ????? 
(non ti sarai addormentato?)
Eccoti quà! ...ancora qualche miglio e ci sei.


La tabella di marcia del Geppe nazionale
Geppe 
conclude la maratona di New York in:
 6:49:56


sabato 5 novembre 2011

Alluvione

Oggi le falesie sono deserte, è due giorni che la liguria viene ancora flagellata da un tempo bruttissimo, 2 tragedie in 10 giorni. La maggior parte di noi è probabilmente incollata davanti al televisore o al computer a guardare l'evolversi della catastrofica situazione che sta colpendo la nostra regione.
E la maggior parte di noi sarà li a chedersi, come il sottoscritto:
"Come è possibile che succedano queste cose? La prevenzione, le messe in sicurezza, di cui parlano tutti, dove sono?".
Un esempio per tutti:
Il palazzo che è stato incriminato lo scorso anno per l'alluvione che ha colpito Sestri Ponente, è sempre lì che aspetta di fare nuovamente disastri, e l'alveo del fiume Chiaravagna che è quello che ci scorre sotto è ancora pieno dei detriti dello scorso anno.

Ultimo WE di sole

Ema su Stravolgimento Totale 6c (Monte Cucco)
il ponte del 1 novembre ci ha dato la possibilità di scalare con condizioni stupende.
Ho girovagato per le falesie della Val Pennavaire (Terminal e Castel Bianco) e di Finale (Monte Cuco e Perti), e le condizioni permettevano di arrampicare al sole come all'ombra. Ne abbiamo approfittato sapendo che poi sarebbe arrivato il brutto tempo.
Venerdì: a Perti non si riusciva a trovare un posto dove parcheggiare, tanti "Visitors".
Sabato: al Terminal faceva caldino, infatti qualcuno si è spostato all'Erbo, ma resistendo un pò verso il pomeriggio siamo riusciti a gustare le ormai classiche vie della parte centrale.
Domenica: M.Cucco, poca gente, stranamente questa falkesia è frequentata solo quando piove e pensare che è una delle più belle ed interessanti del finalese ed è bellissimo arrampicarci nelle mezze stagioni.
Lunedì: CB, in compagnia di una nutrita schiera di Valdostani, si stava benissimo e non c'era affollamento e gli amici valdostani hanno apprezzato. "Gurdingo" 7a/b viene presa d'assalto e le realizzazioni non mancano (Ema, Arnaud ed il sottoscritto) effettivamente è una delle linee mediofacili più belle della falesia. Anche la combinazione "Serve una Force" 7a, ma non sono mancati i tentativi su "Golg shower" 7c, "Lupo d'argento" 8a e "Guida tu" 8a.
Martedì: ancora M.Cucco, dettato dal fatto che "bisogna rientrare presto per la coda ..", ma comunque giornata spettacolo e gran divertimento.
Pit su Gurdingo 7a/b

Arnaud su Gold Shower 7c
Il sottoscritto ci ha mollato presto, le mie vecchie braccia mi hanno fatto una leva e non chiudevano più dopo 5 giorni di scalata.



domenica 30 ottobre 2011

VALPENNAVAIRE - china rossa

Ieri faceva caldo al sole, e qualcuno si è avventurato all'ombra piena. C'era gente al Cineplex e all'erboristeria alta. Tra questi Angelo e Davide, e Angelo ha fatto "China rossa" 7b+, bellissimo tiro di 35 m. di strapiombo con passaggi duri e ingaggiati. BRAVO!!!

domenica 23 ottobre 2011

SICILIA -Sinistra pietraia e Calamancina grotta

Venerdì andiamo a Sinistra pietraia, sopra il campeggio El Bahira. La falesia e' bella ma molto frequentata e alcune vie sono un po' lucide, la confusione non ci e' mai piaciuta ma rimaniamo nonostante faccia anche caldo. Verso le 16 Brunin, Ermanno e Andrea ci salutano hanno il volo la sera.
Insieme a loro se ne va anche la maggior parte degli altri climbers. La temperatura più mite ci stimola a provare qualche tiro più duro, ma ormai al sesto giorno di scalata la fatica si fa sentire e non concludiamo niente.
Al settimo giorno visitiamo Calamancina grotta, altri bellissimi muri con bombamenti grigi e rossi, purtroppo il caldo e' quasi estivo. Riusciamo a fare qualche tiro all'ombra ma poi il sole ci costringe ad una sosta all'ombra. Dopo una mezz'ora arrivano delle nuvole e riusciamo nuovamente a scalare. Rimaniamo fino all'imbrunire, giusto il tempo per Papik di chiudere flash "mal di schiena" 7c e "senza nome" 7b+ quest'ultima ripetuta anche da Francesco segond go che chiuda la settimana e la giornata portandosi a casa il suo primo 7b+.